Insieme agli sviluppi della Horizon sono arrivati anche quelli della Sardina e della Diana Mini.
Come detto in precedenza, passare dai pixel alla pellicola non è semplice come nel caso contrario… l’unica immagine che mi viene alla mente pensando a casi di questo tipo, dove si sceglie di seguire la tradizione piuttosto che l’innovazione, è il paragone con il vinile: sorpassato prima dai CD, poi dagli Mp3, viene riscoperto dai più bravi Dj e da persone ancora affezionate al suo suono (dicono, io mi fido) più caldo e completo, anche se un mp3 sarebbe molto più comodo.

Ma torniamo al mondo della foto-lomografia… Durante gli scatti con la Diana Mini mi sono esaltata parecchio, la possibilità di cambiare il formato mi piace ed essendo una macchinetta piccola e resistente, la buttavo in borsa e la portavo sempre con me, in ogni occasione. La Sardina forse mi ha entusiasmata meno sul momento, è più delicata (avendo scelto io una Grand Cru) ed essendo meno “settabile”.

Invece mi sono dovuta ricredere dopo lo sviluppo: la Sardina, un po’ bistrattata rispetto ad altre macchine, è quella che mi ha dato più soddisfazione, sia come qualità dell’immagine che come resa colore (n.b. sulla Sardina ho montato una Fujicolor 200, mentre sulla Diana Mini una Kodak Gold 200). La Diana Mini mi ha fatto divertire coi dittici, ma meno come resa… in fondo è pur sempre una lo-fi!

Altre foto sono visibili sulla mia LomoHome.

Qui, potete trovare un’interessante confronto tecnico sulle due Lomo, nel caso aveste dubbi sull’acquisto da fare. Per la cronaca, io le ho acquistate quasi contemporaneamente, e mi sono tolta dall’imbarazzo! 😉