Kawaii Art
Fiori colori palloncini (e manga) nel Neo Pop giapponese

Il Kawaii è il filo che unisce questa analisi che parte con uno screening sulla società attuale giapponese, per accennare l’arte minore dei manga, per poi addentrarsi nel mondo di dieci artisti che stanno facendo del Kawaii una vera forma d’arte o forse, stanno utilizzando questo concetto come tramite e simbolo per la loro produzione artistica e i pensieri che vogliono esprimere.

Questa ricerca che non ha la pretesa di illustrare l’arte orientale nella sua totalità, ma vuole mostrare attraverso una sfumatura underground della comunicazione artistica, sensazioni, disagi e preoccupazioni della generazione attuale di un paese dalle rigide imposizioni sociali e dai complessi rapporti di carattere umano e personale.

Kawaii e’ una parola dal significato difficilmente traducibile, in italiano si potrebbe esprimere con “carino” e viene rappresentato da fiocchi, pizzi, merletti, gadget di Hello Kitty, fumetti e cartoni animati, è quindi una sorta di maschera per la gioventù giapponese contemporanea dietro la quale nascondere un profondo senso di malessere e un nichilismo dovuti ad una società forse troppo rigida e frenetica della quale non si sentono parte, preferendo spesso evadere in un mondo effimero, molto lontano dalla realtà, molto più puro e verginale, dove si può custodire un frammento di fanciullezza.

Un riferimento al mondo dei manga e delle piccole eroine protagoniste di storie dei più svariati generi, create e plasmate dai mangaka per far sognare persone di tutte le età, passando successivamente a un’analisi sulla produzione di Takashi Murakami e dei giovani artisti della sua Factory: Aya Takano, Chiho Aoshima, Mr., Chinatsu Ban, Mahomi Kunikata, Rei Sato e Akane Koide. Un nuovo modo di concepire l’arte e il business tra kawaii e otaku.

Tomoko Sawada e le sue opere basate sul trasformismo, legate alla ricerca della propria identità e a quella di un popolo che sembra averla perduta a favore dell’omologazione sociale, per finire con Mariko Mori e le sue prime opere che pur volendo essere un mezzo di valutazione e riflessione in merito ai problemi della società, hanno la piacevolezza visiva di una combinazione di elementi tradizionali giapponesi con i componenti tipici della storia dell’arte occidentale, assimilando spunti dalla cultura pop e dalle tecnologie più avanzate.