Quando iniziai anche solo a pensare di fare questo lavoro, apparve nella mia mente l’immagine inquietante di un hipster conosciuto anni or sono nella sede estiva di un club milanese.
“E quindi… cosa fai nella vita?” Chiesi con molta noncuranza.
“Lo scrittore…” Rispose con molta nonchalance.
“Sì, ok. Ma cosa fai per vivere?”
Questa mia replica alcolica e sincera lo spiazzò non poco, e quasi offeso rispose qualcosa di incomprensibile. Forse non ho capito cosa diceva a causa della musica alta…
A fine serata lo ribattezzai Lo scrittore Bohémien e lo presi in giro bonariamente con i miei amici. Alle sue spalle, ovviamente.
Ad ogni modo, anni dopo scoprii che scrivere mi piaceva e qualcuno credeva che non lo facessi poi tanto male. Così, da allora non sono più sola: con me c’è il fantasma del suddetto hipster che aleggia intorno a me facendo la danza della vittoria.
Probabilmente pensa “Ben ti sta, brutta stronza!” e io rimugino chiedendomi cos’ho fatto di tanto malvagio per meritarmi di essere anch’io una scrittrice Bohemién in Italia, nel XXI secolo.

Siamo nell’epoca in cui nessuno batte Fabio Volo in classifica, che viene seguito a ruota dal manuale della Dieta Dukan e (senza troppa coerenza) da Cotto e Mangiato della Parodi.
Siamo nell’epoca in cui il libro del Capo Dello Stato non è mai entrato nei primi dieci più venduti, ma l’ironia femminista della Littizzetto si trova brossurata e senza sovraccoperta nel primissimo scaffale delle librerie.
Siamo nell’epoca dei ghost writer, questi abilissimi (e infelicissimi) stregoni sottopagati che grazie alle loro magie, se oggi cadono le Torri Gemelle Bis, o c’è lo Tsunami Bis, fra tre giorni c’è il libro speculativo sugli scaffali, firmato da un famoso giornalista o, molto più probabilmente, da un dannatissimo opinionista.
A proposito, che mestiere è l’opinionista?! C’è una scuola che sforna opinionisti? E perché alle medie, quando abbiamo dovuto scegliere il prosieguo degli studi, nessuno ci ha avvertiti che c’era al mondo un lavoro tanto facile e remunerativo?!

Tornando a noi… Se non ti chiami Volo di cognome, e non sei una comica della tv, cosa ti rimane in questa Italia in crisi (perenne) che si prende gioco dei lavoratori dipendenti, quindi figuriamoci dei residuati bellici del XIX secolo? Cosa c’è per noi romantici sognatori che battiamo sulle letterine della nostra tastiera Mac con lo stesso ardore con cui i nostri antenati Bohème elaboravano con carta e penna?

Puoi arrenderti alla vita dello stregone sottopagato di cui sopra, oppure puoi provare a pubblicare un’opera tua. Se sei una persona fortunata capiti in mano a una casa editrice seria, che non ti chiede soldi per pubblicare il tuo lavoro e che ti mette a disposizione la sua esperienza, il suo ufficio stampa e i suoi mezzi di distribuzione. Ovviamente a vari livelli, com’è giusto che sia. E ovviamente dopo parte la danza delle royalties. Non dipende solo da come sai ballare tu, ma dal tipo di danza che fai e dal tipo di pubblico che ti applaude. (Ma soprattutto ricordiamoci sempre che non ti chiami Fabio Volo!)
Se invece sei una persona sfortunata, ti chiedono di pagarti la pubblicazione. E la risposta dovrebbe essere, sempre e comunque, NO. Col punto, non coi punti di sospensione, né con una virgola che presuppone poi una congiunzione copulativa. Nessun ma, nessun però. No. Punto e basta.

Ma niente paura, nel frattempo puoi fare il giornalista. Pubblicista, tanto per iniziare. Poi si vedrà. Uno dei quotidiani italiani maggiori, di cui non farò il nome, paga solo i pezzi oltre le 15 righe. Sotto le 15 è esercizio, e dovresti ringraziare chi ti permette di farlo. Altrimenti sono 5,00€ a pezzo, ma solo se non superi i 30 pezzi al mese, se no sei cattivo e vieni declassato a 3,00€ a pezzo. Però se riesci a sgomitare e fregarti un pezzo da 26 righe, puoi guadagnarti ben 9,00€.

Altrimenti, se ti piace l’ambiente lezioso, puoi provare con le riviste. Ah, irresistibile meraviglia del creato: stupenda successione di pagine brossurate, patinate, profumate di stampa fresca!
Supera la muraglia costruita dalla lobby delle maggiori case editrici, e il resto è fatto.  Sono stati bravi: è talmente resistente che sembra tirata su da un muratore bergamasco.
Però non bisogna essere avidi, tutti fanno la gavetta, non vorrai esordire su Vanity Fair, vero? Chi ti credi di essere?! Giusto. È meglio rivolgersi a piccole realtà, magari locali. E così scrivi un pezzo da 5.000 battute per una rivista locale che (addirittura) ti remunera, ma se vuoi la rivista devi pagarti la spedizione, perché loro non si sobbarcano “tale spesa”.
Oppure puoi scrivere per riviste settoriali, che “naturalmente” non hanno il budget per pagare niente e nessuno. Però ti spediscono la rivista, per gentilezza.

Non ti piace il mondo della carta stampata? Niente panico, c’è il web! Le nuove tecnologie salveranno il mondo! Ci sono redazioni web che assumono dei folletti full time per 400€ al mese. Fanno il lavoro sporco degli articoli pieni di video o gallery atti a far salire il numero di pagine viste sul sito.
Poi ci sono i caporedattori (anch’essi sottopagati) che sfogano le loro frustrazioni pensando a come schiavizzare meglio i piccoli folletti. Capita, in alcune realtà, che a un certo punto i folletti esasperati prendano il largo e i caporedattori rimangano caporedattori di sé stessi, aumentando così la loro frustrazione.
Ci sono realtà che iniziano a pagare i collaboratori dopo 3-4 mesi di prova (come se, per capire se una persona è in grado di battere dei comunicati in stile Ansa, ci volessero 4 mesi di riflessioni), però poi viene il bello, perché ci sono tariffe da urlo! Per amor del vero copio e incollo la parte di una mail REALE (giuro!):

Il contratto prevede un pagamento iniziale di 20 euro per 40 post al mese.
Oltre a questa base ci sarà un incentivo secondo questa scaletta:
I post con 40+ like su Facebook saranno pagati 60 centesimi
I post con 100+ like su Facebook saranno pagati 1 euro
I post con 300+ like su Facebook saranno pagati 2 euro
I post con più di 700 like su Facebook saranno pagati 5 euro
I post con più di 5.000 like su Facebook saranno pagati 7.5 euro
I post con più di 10.000 like su Facebook saranno pagati 11 euro

Non so se gli articoli sul sito di Repubblica o su quello del Fatto Quotidiano raggiungano i 10.000 like, ma lo sconosciutissimo quotidiano online che ha avuto il coraggio di mettere nero su bianco questa irresistibile offerta, secondo me, non fa nemmeno i 1000 accessi al giorno, figuriamoci ad articolo.

E poi c’è una cosa importante. Una cosa da tener presente ad ogni colloquio, in ogni telefonata, in ogni mail: mai parlare di sporchi soldi!!!
Si parla del lavoro, si parla di tempi di consegna, del senso del dovere, ma mai e dico, MAI parlare di denaro.
Se pronunci le 3 parole proibite Stipendio, Retribuzione e Compenso, sei uno scrittore finito. La parola chiave è passione.

Non possiamo pagarti ma… dipende da quanto ti interessa il lavoro.
Ovviamente la collaborazione è a titolo gratuito, ma hai la possibilità di fare una cosa che ti appassiona.
Non so dirti se pagheremo, forse, magari dopo qualche mese, ma ovviamente… dipende dal tuo interesse per il lavoro.

Ma chi se ne importa?! Vil denaro! Noi siamo scrittori Bohémien, ci basta un po’ di assenzio e Kylie Minogue vestita da Fata Verde per essere felici!
Non abbiamo bisogno di fare la spesa, la benzina o addirittura pagare le bollette!!! Che orrore!
Ci trasformiamo tutti in Ewan McGregor e via con Libertà, Bellezza, Verità, ma soprattutto Amore!
Amore per il nostro mestiere, amore per la parola scritta, amore per la fila di lettere che vedi comparire dinnanzi ai tuoi occhi, che escono dalla tua mente, tua e di nessun altro! Sei tu, è la tua persona che sfila sotto forma di codice linguistico comprensibile solo a noi pochi eletti che sappiamo ancora sognare e non intendiamo farci sopraffare da certe meschinità e certe miserie.

Vive la vie de Bohème!

E comunque, pensandoci bene… forse mi sono meritata di conoscere questa realtà. Sto espiando la mia colpa. Così imparo a prendere in giro, alle sue spalle, un folletto Bohémien!!!