ovvero: tutto ciò che ho imparato riordinando la mia vecchia cameretta.

Quello che mi spinge a scrivere, è probabilmente lo stress post traumatico che mi trascino da quando, durante le vacanze di Natale, ho deciso di riordinare la mia cameretta, a casa dei miei genitori.
Della serie “è uno sporco lavoro, ma qualcuno deve pur farlo”. E quel qualcuno dovevo necessariamente essere io. Anche perchè sapevo che nei miei armadi erano rimasti degli scheletri…

E’ stato un lavoro lungo e tempestoso, che ha portato: 3. sacchi dell’immondizia giganti pieni, 4. buste di carta da riciclare pesantissime, 1. esaurimento.

Ed ecco alcune cose che ho imparato, vorrei condividerle sperando che siano utili a qualcuno.

1. Da essere sentimentali, a diventare accumulatori seriali, è un attimo. // Mi ricordo perfettamente il discorso che facevo nella mia testa “Questo lo tengo come ricordo…” e anni dopo mi sono ritrovata con delle assurdità in mano che mi hanno riportato alla mente… niente! Assolutamente niente! Un nastro rosso, un fiore di stoffa, una confezione di caramelle…. ma che diavolo li ho tenuti a fare?! Davvero pensavo che mi sarei ricordata CHI me li avesse regalati, o DOVE li avessi presi?! Al limite avrebbe avuto senso attaccarci un cartellino con delle informazioni, ma se l’avessi fatto… forse ora sarei una serial killer… Morale della favola: non fatelo.

2. “Magari mi serve”. No. // Appendice del punto precedente. Fogli di carta, blocchi per appunti, A4, A5, cartoncini, matite HB, 2H, carboncini, acrilici (ormai secchi), pastelli a olio, pastelli a cera, Derwent Studio, ecoline (secche pure loro), pennelli, inchiostri… Si, ok, magari non tutti accumulano materiale da disegno, ma ognuno di noi ha messo via della roba dicendo “Magari mi serve”. E puntualmente è rimasta nel cassetto. Vero? Non fatelo. Soprattutto per quello che riguarda la tecnologia. Credevo che mi sarebbero serviti quei floppini…. Si, certo.

3. Rileggere i vecchi diari. Mai. // Le Smemo fine ’90 inizio 2000. Splendide opere d’arte, decorate con scritte e disegni di mille colori diversi, dediche, lettere, ricordi appiccicati (in questo caso i ricordi vanno bene, perchè quel “famoso biglietto del treno” l’hai attaccato vicino al racconto della giornata, almeno sai con chi eri e che hai fatto!!!), e millemila elucubrazioni mentali. Ecco, non leggeteli. Non fatelo. Guardateli i diari, sfogliateli, ma non soffermatevi a leggere dello scemo con cui uscivate, o dell’amica che vi ha fatto incazzare. Perchè lo scemo era sicuramente sopravvalutato, e vi sentirete delle sciocche ad avergli dato tutta quell’importanza, e l’amica probabilmente non era così amica, visto che dopo le superiori vi siete riviste su Facebook giusto per un “Aggiungi… o anche no”.
Inoltre (e qui parlo per me e per alcune amiche di cui ricordo bene il diario), rileggendoli potreste avere l’impressione che da ragazzine eravate certe che un giorno avreste avuto l’alzheimer. O forse vi renderete conto che eravate solo delle accumulatrici seriali di ricordi (vedi punto primo). Davvero pensavo che a trent’anni suonati mi sarebbe interessato sapere quanti baci davo al mio ragazzetto ogni giorno? Non è per mancanza di romanticismo ma… anche no.

4. Avevamo i giocattoli più belli di sempre. // Dai, su questo non si discute! Polly Poket, Devilman, Sailor Moon, il mitico Tamagotchi (!), e mille altri, soprattutto made in Japan e facenti parte di merchandise dei cartoni animati, anche loro, più belli di sempre. In questo caso io mi sono solo commossa e li ho riposti come delle reliquie, ma se mai aveste figli, e questi mocciosetti vi chiedessero di farli giocare coi vostri reperti storici… Non fatelo!!!! Ma nemmeno per sogno! Loro sono della generazione di Ben Ten e Peppa Pig, giocassero con quelle schifezze!!!

Morale della favola: tenete a mente questi quattro punti, e in bocca al lupo a chiunque si trovasse costretto ad affogare in un mare di ricordi accumulati…

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